martedì 5 dicembre 2017

Rapporto annuale sulla violenza contro le donne. L’intervento di Marzia Malaigia, vicepresidente del Consiglio Regionale Marche




Comunicato integrale

“Vorrei che non ci fossero più sedute su questo tema, lo vorrei nell'auspicio di una considerevole diminuzione fino al totale annullamento della casistica”. La vicepresidente Malaigia interviene così oggi in occasione della seduta del Consiglio Regionale dedicata all'illustrazione e discussione del rapporto annuale sul fenomeno della violenza contro le donne. “I dati emersi oggi dal rapporto ci delinea un problema che è lungi dal decrescere e mi fa supporre che se è vero che sono stati messi in atto degli interventi a capo delle Istituzioni, evidentemente questi sono stati pochi o insufficienti. Serve una presa di coscienza da parte di tutti” - prosegue la Malaigia – “anche delle donne stesse, nell'accrescimento dell'autostima e del rispetto per se stesse. Serve un cambio culturale che non deve limitarsi alle famiglie ed alle scuole su una cultura della non-violenza, ma è necessaria anche una più presente educazione istituzionale, che deve mirare a monitorare i messaggi devianti che dal web, dalle pubblicità e dalla TV vengono veicolati e che oggi sono quanto mai presenti nella vita dei giovani. Gli amministratori tutti, in particolar modo, dovrebbero farsi carico di provvedere ad una più completa informazione per la prevenzione del fenomeno, poiché, come in tutte le patologie, anche in questo caso la prevenzione è la leva fondamentale. Donne stuprate, uccise, vittime di violenze, mortificate nel corpo e nell’anima, in un crescente impressionante di inciviltà e di barbarie, delitti e vessazioni che si consumano spesso in famiglia, ad opera di padri, compagni, mariti, fratelli in un contesto sociale che mortifica la donna con la violenza e con la strumentalizzazione del suo corpo”.
“E se è vero che è fondamentale l'invito rivolto a tutte le donne di denunciare e di farlo subito, ai primi segni di sopruso, è altrettanto vero che la maggior parte di esse non procede alla denuncia per la scarsa fiducia verso istituzioni giustizia, per l'amara sensazione di non essere tutelate. Voglio evidenziare che una donna oggi subisce soprattutto non per debolezza o sottomissione ma continua a subire per mesi o anni soprattutto per un tentativo di proteggere i propri figli e i propri familiari da quella vergogna sociale che viene troppo spesso percepita da chi è vittima di giudizi e commenti piuttosto che sentirsi protetta e assicurata per la propria incolumità. <<Le Giornate come queste servono sì a riflettere, a maturare consapevolezze, a fare autocritica” - conclude la Malaigia – “ma non bastano per dire basta alla violenza contro le donne. Occorre ricostruire una nuova etica dei valori fondanti di convivenza sociale, promuovendo quella cultura del rispetto, della dignità che qualsiasi essere umano, senza distinzione di genere deve potersi vedere riconosciuta”.