martedì 28 novembre 2017

L’Infernaccio apre ma non apre. Poi apre. Ma è sicuro?



La nastroforbicomania, detta anche sindrome da inaugurazione compulsiva, che ha colpito i nostri amministratori regionali, contagiando anche qualche sindaco immunodeficiente, sta mettendo in crisi molte sicurezze nei comuni cittadini che, in quanto tali, nastri non ne possono tagliare. La principale sicurezza a tremare è quella nei confronti delle Istituzioni che dovrebbero quantomeno garantire la sicurezza delle persone. Di fronte al ping pong di informazioni diametralmente opposte che arrivano da Regione, Ente Parco e Comune di Montefortino, si rimane sbalorditi e interdetti.
Il 2 dicembre prossimo riaprirà, almeno nelle intenzioni del Presidente Ceriscioli, uno dei casi della sindrome più gravi riscontrati, il sentiero della gola dell’Infernaccio. Era stato chiuso dopo il terremoto dello scorso anno per evidenti motivi di sicurezza e vi si sono svolti dei lavori per ripristinarla. Ora i lavori sembrano essere terminati e Ceriscioli, con le sue forbicione di platino tutte tempestate di pietre preziose, non vede l’ora di tagliare questo nuovo prezioso nastro.
Ma l’Ente del Parco del Monti Sibillini gli fa un’inaspettata quanto rabbrividente doccia fredda. L’Ente in sostanza dice: fate un po’ come vi pare, ma le ordinanze rimangono in vigore perché il sentiero sicuro non è, proprio per niente. Al massimo inaugurate i lavori, ma il sentiero ha da rimanere chiuso almeno fino alla prossima primavera. Risponde tosto il Sindaco di Montefortino, sul cui territorio insiste il sentiero, che ribadisce la volontà di aprire il percorso immantinente intimando all’Ente Parco di farsi gli affari suoi.
In tutto questo il comune cittadino, che già preparava gli scarponi per salire fino all’eremo del compianto padre Pietro, li ripone, li riprende e rimane con uno scarpone in mano e l’altro sullo scaffale in attesa di capirci qualcosa. Il sentiero dell’Infernaccio è sicuro o no? Ci si può avventurare o no? Secondo Ciaffaroni, il Sindaco, ci si può andare con prudenza, sapendo che la montagna può sempre cascarti in testa, fa parte del gioco. Secondo l’Ente Parco no. Intanto Ceriscioli a tagliare il nastro ci viene.
Una considerazione da uomo della strada: quanto ci vuole a parlare prima tra istituzioni e poi divulgare le informazioni? Quanto ci vuole a farsi fare una perizia tecnica attendibile e prendere una decisione ponderata? Se esiste anche una piccola percentuale di rischio per l’incolumità delle persone, bisogna essere chiari e dirlo, non rimpallarsi le responsabilità finchè non capita il fattaccio, dopo di che il responsabile non c’è mai.

Luca Craia