giovedì 23 novembre 2017

La vecchia storia dell’amianto tra le macerie. Vecchia ma non risolta.



Già nella scorsa estate si era parlato, con toni anche piuttosto accesi, del rischio legato alla potenziale presenza di amianto tra le macerie del terremoto. Subito sono giunte rassicurazioni circa le procedure di smaltimento che, se seguite alla lettera, dovrebbero scongiurare ogni pericolo di inalazione di particelle del pericolosissimo materiale da parte della popolazione e le polemiche sembrano essersi placate. Lungi da me, quindi, l’idea di rinfocolarle.
Ma permane in me una forte preoccupazione perché, se accettiamo in fede le rassicurazioni giunte da Ancona e dalle ditte che smaltiscono i materiali, e di fede, in Italia ce ne vuole, rimangono le perplessità sulle macerie rimaste il loco. Queste sono lì da oltre un anno, non le ha toccate nessuno, non mi risulta siano state trattate, e potrebbero contenere particelle di amianto, anche tanto. E questo amianto potrebbe essere sbriciolato, mescolato ad altri detriti, potrebbe essere sollevato dal vento e portato in giro. E questo da oltre un anno.
Non voglio creare allarmismi, per carità, ma mi piacerebbe che qualcuno spiegasse a me e alla gente che vive in prossimità di questi cospicui cumuli di macerie se non c’è pericolo e perché. E se invece il pericolo c’è abbiamo un’ulteriore ragione, come se non bastassero le altre, per intervenire celermente nella rimozione delle macerie.

Luca Craia