lunedì 27 novembre 2017

La seconda vita del La Perla

Oggi vi voglio raccontare una storia che vale la pena, secondo me, di essere raccontata e ricordata non soltanto per la storia in sé ma per l’esempio che contiene e il riferimento che, sempre secondo me, dovremmo guardare per riportare la vita cittadina a una convivenza più civile, mentre il suo imbarbarimento continua inesorabile partendo proprio dai vertici della stessa. Vi voglio raccontare della seconda vita del cine-teatro La Perla di Montegranaro e di una stagione di collaborazione civile che non si è più ripetuta.
Il cine-teatro montegranarese nasce per volere del Senatore Giovanni Conti nel 1948, finanziato da una cordata di imprenditori locali. Vive alterne vicende fino al 1977 anno in cui, causa probabilmente una gestione non troppo oculata, chiude i battenti. A quel punto Montegranaro rimane senza teatro mentre l’unico cinema è quello parrocchiale, voluto da don Peppe Trastulli e collocato nel teatrino della Pievania. È proprio don Peppe che convoca un gruppo di persone di buona volontà e suggerisce di creare un comitato cittadino che gestisca il La Perla.
Un gruppo di persone di buona volontà, dicevo. Persone culturalmente diverse, politicamente lontane che, di fronte a un obiettivo utile per la comunità cittadina, si rimboccano le maniche e si danno da fare senza sventolare bandiere, senza alzare barricate, senza nessuno che smani per prendersi medaglie. Ricordo i nomi dei più attivi: Giulio Luberti, Giordano Gismondi, Mario Bisacci, Peppe “de Boccio”, Alfredo Lucentini. Tra loro c’era anche mio padre, Cesare Craia.
Riaprirono il cinema che cominciò a funzionare tutti i fine settimana a partire dal venerdì sera. Portarono a Montegranaro le “seconde visioni”, nel senso che i film arrivavano da noi subito dopo essere passati nelle città principali come Civitanova, Fermo e Macerata. Ma avevamo un cinema che funzionava ed era sempre pieno. Il teatro non era da meno: il La Perla era sede stabile per il Gruppo Teatrale Montegranarese di Giulio De Rosa, ma ospitava spesso lavori di compagnie locali e nazionali. Era anche sede di incontri, conferenze e dibattiti. A volte diventava anche sala per feste, smontando le poltroncine.
Il Comitato lavorava duramente. Tutti i membri prestavano servizio in sala facendo chi la maschera, chi i biglietti, chi servizio d’ordine. C’erano anche tanti giovani a lavorare volontariamente perché il cine-teatro funzionasse. Ricordo Tonino Pacetti, Ottorino Brinchi Giusti e un giovane don Umberto non ancora don. C’ero anche io, piccolo, a fare quello che potevo. La gente apprezzava e, come dicevo, il La Perla era sempre pieno.
Poi vennero le regole, gli adempimenti, diventò tutto più complicato. I volontari dovevano essere assicurati e questo comportava costi che il Comitato non poteva sostenere. Inoltre la sala andava messa a norma. I bilanci della gestione erano già spesso in perdita e sopperivano i soci di loro tasca. La situazione diventò presto insostenibile e, nel 1986, il Comitato si arrese e il cinema chiuse i battenti, attendendo di riaprirli una decina di anni dopo.
Fu un’esperienza unica e, forse, ahimè, irripetibile. Un gruppo di uomini dediti alla comunità, con grande spirito di servizio, uniti dalla voglia di fare bene. Non era tutto così amorevole: ricordo bene alcune riunioni a cui ho assistito e non si andava affatto per il sottile. Si discuteva, litigava, si urlava, ma non si perdevano mai di vista l’obiettivo e il rispetto reciproco. Questi uomini erano amici ma, soprattutto, erano innamorati di Montegranaro e questo precedeva tutto il resto.
Ho raccontato questa piccola storia per evidenziare come oggi stiamo perdendo di vista quello che conta davvero. La nostra comunità, per certi versi, non è stata mai così disgregata. C’è una cattiveria urlata, una voglia di rompere, una mancanza di rispetto per le persone che non si è mai vista. Non si litiga sulle questioni ma sulle persone e questo fa molto male al paese. Questo parte dalla politica ma raggiunge tutta la società montegranarese. Dobbiamo fermare questo processo finchè siamo in tempo, se siamo in tempo.

Luca Craia

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