mercoledì 22 novembre 2017

Immigrazione: un grande business e scarso rispetto umano in piena ipocrisia.



L’immigrazione in Italia, ma in quasi tutti i paesi più industrializzati, costituisce un problema, specie in fasi di crisi grave come quella che stiamo vivendo, in quanto l’immigrato, se in momenti economici floridi può costituire nuova forza lavoro, nelle situazioni di stagnazione o recessione essi vanno, per la gran parte, a confluire nella massa sotto tutela sociale e diventano sia un costo che un problema di sicurezza. Il sistema di accoglienza è fondamentale per gestire i flussi, insieme a una legislazione efficiente e a sistemi di controllo delle partenze dai Paesi di origine. È un meccanismo che deve lavorare in perfetta sincronia altrimenti la macchina grippa. In Italia in sistema non funziona, ma non soltanto per errori organizzativi o legislativi. Il problema fondamentale è che il profitto viene collocato all’apice delle motivazioni.
Si è svolto a Macerata, nei giorni scorsi, un convegno di Forza Italia in cui si parlava, appunto, di immigrazione con specifici riferimenti territoriali alla città e alla provincia di Macerata ma che sarebbe opportuno traslare anche altrove dove, magari, queste valutazioni ancora non sono state fatte. È emerso che il Gus, Gruppo Umana Solidarietà, nell’ultimo periodo ha visto lievitare il proprio “fatturato” da 8 milioni a 22 milioni di Euro e spende esattamente la stessa cifra che destina all’accoglienza per la gestione stessa del servizio, tra dipendenti, indennità e consulenze. Sono dati su cui riflettere e sarebbe interessante vedere gli stessi dati riferiti ad altri Gus o o.n.g. che si occupano di immigrati.
Sempre a Macerata c’è una previsione di spesa di 22 milioni di Euro per alloggiare mille immigrati. Sono cifre importanti, che indicano come la questione dell’immigrazione non sia soltanto umanitaria. Anche perché, dopo un primo periodo, gli stranieri che giungono sul territorio scompaiono, andando a rinforzare le fasce di povertà e quelle più pericolose a livello sociale. Il fatto che solo una parte degli immigrati è censita e che di essi solo un terzo è regolare non fa che aumentare la preoccupazione.
Non può essere questa l’accoglienza, anche perché, per quanto ci si voglia dare una vidimazione di tipo umanitario, in realtà l’immigrato viene abbandonato a se stesso e costretto a vivere di espedienti o di criminalità. Questo tutto è meno che umanitario, ma nel frattempo ci sono organizzazioni che si arricchiscono, comprese frange della Chiesa Cattolica. E se la logica è quella del profitto, tutto il resto è ipocrisia.

Luca Craia