mercoledì 22 novembre 2017

Crisi nelle Marche, non è una sorpresa



Non serviva certo lo studio della Banca d’Italia per capire che c’è qualcosa che non va nell’economia marchigiana, ma serve a rendere manifesto quello che già era evidente da tempo: una delle regioni più ricche e produttive d’Italia, modello di distretto produttivo efficace per anni, ora mostra gravi segni di difficoltà. Ma è una difficoltà antica, con radici lontane, aggravata ma non generata dalla crisi degli ultimi anni e dal terremoto.
Il modello produttivo marchigiano segnava il passo già da tempo e il sistema dei distretti, una volta efficace e preso a esempio nel mondo, non funziona più da diversi anni non riuscendo a tenere il passo con la globalizzazione dei mercati e la concorrenza straniera, anche quella in patria. L’impatto con la crisi mondiale è stato quindi devastante perché è andato a colpire settori già in serie difficoltà. Il terremoto ha fatto certamente la sua parte, ma qui il danno è circoscritto alle aziende manifatturiere del cratere, mentre si manifesta a livello regionale su altri settori come quello del turismo.
Le ragioni della crisi dei distretti risiedono in diversi fattori e passano dalla scarsa lungimiranza politica, alla mancanza di investimenti in infrastrutture per arrivare a una certa scarsa preparazione del mondo della piccola imprenditoria, da sempre incapace di abbandonare il proprio orticello per unire le forze affrontando insieme le difficoltà. È questo forse il limite dell’imprenditore marchigiano: un retaggio bucolico che difende il confine del proprio campo non riuscendo a capire che, in alcuni casi, i campi vanno uniti per avere più forza e peso.
È quindi necessario, ora più che mai, prendere tutte le misure adatte a invertire la tendenza e a mettersi in pari col resto d’Italia che sta cominciando a dare segni di lenta ripresa. Servono investimenti, infrastrutture, serve dare maggiore preparazione a chi gestisce le aziende, ma servono anche misure urgenti per difendere il prodotto marchigiano, sostegni economici per superare il momento di estrema difficoltà, input per prepararsi a un mercato sempre più competitivo. Tutto questo viene chiesto a gran voce e da tempo dalle associazioni di categoria ma finora non ci sono stati riscontri concreti, eccetto qualche iniziativa spot, più di facciata che altro.

Luca Craia