mercoledì 4 ottobre 2017

Va tutto bene nel cratere. Parola d’ordine: guai lamentarsi



Va tutto bene nel cratere. Non ci si lamenta più, anche perché pare che sia stato vietato da qualche dispositivo di legge e se ti lamenti, se sei polemico, se non ti sta bene qualcosa, ti cacciano dai gruppi Facebook, ti sputtanano l'associazione, ti mortificano, ti danno del disfattista. Va tutto bene: il messaggio che passa è che non abbiamo granchè da preoccuparci. Le SAE stanno per arrivare, intanto procede la demolizione e lo sgombero delle macerie, “niente affatto in ritardo” come dice qualcuno, come se non fosse passato un anno dal terremoto, come se non stessa arrivando un nuovo inverno e se le casette arriveranno, ammesso che arrivino, arriveranno quando già il freddo avrà spolpato quel po’ di coraggio e di volontà di resistere che rimane. Ma va tutto bene.
Quindi non parliamo del fatto che una SAE costa molto più di un appartamento in muratura antisismico e confortevole, soprattutto durevole. Non parliamo del fatto che gli interessi particolari stanno prevaricando quelli oggettivi, ma lo hanno fatto fin da subito. Non parliamo dei cimiteri ancora per aria, con i morti dispersi tra i cumuli di detriti e il rispetto sepolto sotto. Non parliamo dei bambini sradicati dalle scuole, quelle scuole semivuote del cratere che testimoniano la desertificazione in atto.
Non parliamo della gente che deve farsi un’ora di strada ogni giorno per andare al lavoro. Non parliamo dei giri assurdi per andare dal punto a al punto b, che disterebbero cinque minuti ma non c’è più la strada e, dopo oltre un anno, ancora non si sa quando ci sarà di nuovo. Non parliamo della gestione delle macerie, delle discariche nel parco che, quelle sì che non sono abusive, mica la casetta di legno di Peppina.
Non parliamo. Facciamoci un pianto sull’ennesimo post commovente su Facebook, abbracciamoci tutti e facciamo un girotondo intorno al mondo, mentre i capifila si spartono incarichi, ruoli, candidature. Ma non ci lamentiamo, ‘gnornò, che il nostro lamento fa male al re, al ricco, al cardinale, alle passionarie, ai fotografi, ai sindaci, ai geologi e agli ingegneri. Il peggio è passato e il futuro è imperfetto.

Luca Craia

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