venerdì 27 ottobre 2017

Sperduto in un purgatorio politico



Non credo di essere solo a essermi perso in questa politica del ventunesimo secolo, credo che siamo tanti, apolidi disorientati, abbagliati, confusi, abbacinati, assordati, sballottati, feriti e doloranti, privati di ogni punto di riferimento, di ogni possibilità di concessione di credito, di rappresentanza, di condivisione. Siamo in tanti, sono sicuro, ma siamo soli, ognuno naufrago a se stante sulla sua isola deserta in attesa di una nave. E ne passano tante di navi, ma non se ne ferma nessuna.
La politica è importante ed è importantissima la partecipazione dei cittadini. Il cittadino che non partecipa è un danno per il processo democratico e un vantaggio per chi, invece, si nasconde dietro la parvenza di una democrazia di cartone per agire su altri fronti ben distanti dalla res publica. E oggi la politica è strutturata in modo tale che il cittadino se ne tenga ampliamente a distanza.
L’elettore è stretto in una morsa di ideologie marcite, putrefatte che attanagliano le menti di chi ancora le pratica. Una destra che non si affranca dal nefasto passato ma, anzi, lo celebra e lo invoca come panacea di ogni male e una sinistra chiusa nella sua ottusa presunzione di superiorità intellettuale fatta di dogmi e banalità. Il tutto infarcito di una violenza inaudita, una cattiveria mai vista. In questo marasma si perde chi vuole pensare con la propria testa, chi vuole esercitare la propria capacità critica, chi non si pone pronamente all’inculcazione del precetto politico.
Non si può partecipare alla politica quando questa è richiusa tra mura di ignoranza, presunzione e stupidità, sapientemente amministrate da chi sa come farlo e trarne vantaggio. E in mezzo a questi due schieramenti vocianti, violenti e incattiviti ci sono quelli come me, poveri sperduti vaganti come anime purganti tra due inferni.

Luca Craia


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