mercoledì 18 ottobre 2017

Renzi ai posteri. Cosa racconteremo ai nipoti di quando venne il Presidente a Montegranaro.



E così possiamo archiviare anche questa storiella di paese, una delle tante da raccontare ai nipoti davanti al caminetto digitale quando saremo vecchi e rincitrulliti. E racconteremo di quando a Montegranaro venne Renzi, il Presidente del Consiglio non in carica ma al comando dell’Italia, il segretario del PCUS… ops… del PD (da anziani si fa confusione, sapete), l’uomo più importante d’Italia.
Venne a Montegranaro con macchinone e ad attenderlo c’erano i fans, i tifosi, il Sindaco, la Giunta e qualche temerario contestatore (una decina, dicono). Io racconterò quanto mi è stato raccontato, perché, per mia fortuna, io un lavoro ce l’ho e invece di godermi lo spettacolo circense, in quel momento topico ero a guadagnarmi la pagnotta. Ma ci sono le cronache ufficiali e mi rifaccio a quelle.
Renzi, questo personaggio mitologico a metà tra Mussolini e Mr. Bean, venne a Montegranaro invitato da Righetto Ciccola, il presidente dei calzaturieri fermani, per mettersi d’accordo sul Made in Italy. Non è una cosa da poco e qualcuno sperava di portarsi a casa una promessa, per quanto tutti sapessero che le promesse di Renzi valevano come l’oro di Bologna e anche meno. Ma Renzi ci tolse d’impaccio e disse chiaro e tondo: non sono qui per fare promesse. Qualcuno rispose: “meno male”, ricordandosi del “non vi lasceremo soli" detto ai terremotati.
Però Renzi non deluse chi aspettava la sua splendida interpretazione dello statista: attaccò la tiritera del “dobbiamo essere uniti” e del “in Europa vanno tutti uniti tranne noi” e piripiì e perepè, Scrosci di applausi. Applaudì pure il Sindaco, andata per consegnare il resoconto di un Consiglio Comunale sulla crisi del calzatueriero dell’anno prima e che aveva gelosamente custodito nel cassetto. Applaudì anche il Senatore Verducci, che a quel Consiglio Comunale disse che la colpa della crisi era degli scarpari ignoranti e che non c’era nulla da fare, salvo poi portare il proprio capo da uno scarparo a fare la scenetta.
Insomma, una di quelle storielle da annali paesani, dove non succede niente e niente succederà nei giorni, mesi e anni a venire ma la scena è tanta e se ne parlerà sui giornali, sui telegiornali e sui futuri libri di storia locale. Qualcuno forse racconterà anche di come la gente, arrabbiata sui social e pronta a tirare di tutto a Renzi, dalle uova ai sassi dell’aiuola nuova nuova di Santa Maria, alla fine preferì non tirare altro che qualche sommesso accidente, stando bene attenti a non farsi sentire dal Sindaco e dal suo codazzo. 
Un pezzetto di storia di Montegranaro che non cambierà la storia ma che potremo raccontare ai nipoti, magari partendo da quando a Montegranro si facevano le scarpe a mezzo mondo, ricordi lontani, quasi incredibili, ai quali Renzi, in definitiva, venne a porre fine.

Luca Craia


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