mercoledì 11 ottobre 2017

Quelli che… Peppina mi ha sfracassato i c….oni…


Fare la voce fuori dal coro fa tanto figo, ci si sente ganzissimi a dire il contrario di quello che dicono tutti, magari infarcendo il discorso con qualche bella parolaccia stile bello e dannato. Così ogni tanto leggi, sui soliti social network, qualcuno che dice che si è stufato, ne ha proprio le scatole piene di sentire parlare di Peppina e della sua casetta. E magari sotto trovi il codazzo di quelli che un’idea loro non ce l’hanno ma concordano con quelle degli altri, dando ragione a tutto e al contrario di tutto.
Il punto, però, è che la storia di Peppina in sé potrebbe anche essere diventata un po’ stoppacciosa, ma non va vista nel suo dettaglio ma nella sua forma metaforica. Peppina e il suo essere pallina da ping pong tra politici in cerca di passerelle e magistrati che, a quanto pare, non hanno altre cose più impellenti a cui prestare attenzione, in realtà non è una vecchina sfrattata dalla sua casa più o meno abusiva dallo Stato cattivo. Peppina è il simbolo di uno Stato incapace di aiutare e sostenere i cittadini in difficoltà in una situazione di estrema emergenza.
Peppina metafora dell’inconsistenza di chi governa il Paese. L’Italia è, grazie a Dio, un Paese libero e liberale, in cui ogni cittadino ha il diritto di spendere i propri soldi come vuole, nel rispetto delle norme e della libertà altrui. Il problema sono le norme, che devono adattarsi alle situazioni emergenziali. In questo caso questa capacità di adattamento non c’è stata e farne le spese è la signora Peppina. Ma come Peppina ci sono centinaia di persone che potrebbero costruirsi una dimora sul posto, senza spopolare l’area colpita dal terremoto, con mezzi propri e nel rispetto dell’ambiente. Serve però una norma che non c’è, che si poteva fare ma non si è fatta. Si è fatta propaganda, si è perso tempo, si sono elargite promesse come fossero noccioline alle scimmie e in tutto questo tempo sprecato si poteva varare una legge speciale che consentisse ai terremotati in grado di permetterselo di costruirsi una casa, una sae ma con fondi propri.
La storia di Peppina, come tutte le storie umane, ha lati chiari e lati scuri, non ci sono santi, martiri o aguzzini. La storia di Peppina va analizzata non nella sua realtà, che davvero interessa poco, ma nel suo simbolismo. Fermarsi alla realtà è superficiale, insensibile e fondamentalmente inutile. Analizzando i fatti da un punto di vista più ampio, inquadrandoli nella situazione generale, la storia di Peppina dovrebbe insiegnarci un bel po’ di roba, basterebbe riflettere. Se poi ci si sfracassano i gioielli di famiglia ci si può sempre occupare d’altro: il campionato di calcio, il Grande Fratello per esempio.

Luca Craia

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