martedì 10 ottobre 2017

Dalla Regione Marte altri 400.000 Euro per il turismo. Ma le macerie sono ancora tutte lì.



Nelle Marche investiamo in turismo. È giusto e doveroso: viviamo in una delle regioni più belle d’Italia, una regione che offre tantissimo in termini di bellezze naturali, di patrimonio culturale e artistico, di peculiarità enogastronomiche, quindi è sacrosanto investire in questo comparto che potrebbe essere davvero l’economia del futuro. Il problema è che l’anno scorso c’è stato un terremoto, e qualcuno dovrebbe essersene accorto. Il terremoto ha distrutto il tessuto economico e sociale di aree regionali precise che ora necessitano, nonostante sia passato più di un anno, di immediate e urgenti misure di ripristino della normalità.
La Regione Marche ha stanziato nei giorni scorsi, su proposta degli assessori Moreno Pieroni e Fabrizio Cesetti, ulteriori 400.000 Euro per l’accoglienza e la valorizzazione dei territori nelle tre province colpite dal sisma. Sono soldi che andrebbero ad aggiungersi a quelli degli sms solidali, anch’essi destinati alla promozione del territorio da un punto di vista turistico, quelli coi quali si voleva costruire una pista ciclabile. I soldi verranno così ripartiti: 150.000 Euro per il territorio della Provincia di Macerata; 130.000 Euro per il territorio della Provincia di Ascoli Piceno e 120.000 Euro per il territorio della Provincia di Fermo.
Verrebbe da dire “molto bene”. Verrebbe da dirlo se, dopo oltre un anno dal terremoto, si sia fatto in modo di terminare la fase emergenziale e si stia lavorando per il ritorno alla normalità. Sebbene questa sia l’illusione che si vuol far passare a livello mediatico, dando informazioni vagamente distorte come il quantitativo di macerie rimosse, tralasciando di citare il quantitativo di macerie non rimosse, oppure citando il numero di casette assegnate dimenticandosi di dire il numero di quelle non assegnate, chi è attento e attinge alle informazioni dirette, che pure ci sono, sa benissimo che l’emergenza non è affatto passata.
Farsi un giro per le zone terremotate equivale a vedere cumuli di macerie che stanno ancora lì, a far bella mostra di sé. Equivale a vedere, nel mese di ottobre, con l’inverno alle porte, anzi, direttamente dentro l’ingresso, gli sbancamenti per le aree SAE ancora in atto, le opere di urbanizzazione ancora in alto mare, la gente ancora a vivere nelle roulotte. Allora la persona dotata di buon senso si chiede in maniera del tutto naturale: che turismo vogliamo promuovere? Cosa vogliamo mostrare a questi turisti? Le macerie? Le condizioni di vita di estremo disagio delle popolazioni che ancora resistono sul territorio? I beni culturali che non ci sono, che sono stati trasferiti altrove? Le chiese e i palazzi splendidi di queste zone puntellati, crollati o addirittura chiusi nelle zone rosse?
Promozione del territorio, se volessimo essere logici, potrebbe voler dire investire nei restauri, nello sgombero delle macerie, nel sostegno alle imprese ricettive e di ristorazione. Perché se facciamo i bellissimi concerti di Marcorè, quando i concerti finiscono la gente se ne va ma i problemi rimangono tutti lì. E sono soldi sprecati. E se promuoviamo un territorio dove la gente non può vivere perché non ha le condizioni minime di sussistenza, perché deve affrontare un altro inverno in una roulotte ghiacciata, perché non ha più i servizi essenziali, a favori di chi lo promuoviamo, questo territorio? Se non ci sono ristoranti e alberghi, a favore di chi vogliamo incentivare il turismo?
Gli assessori Pieroni e Cesetti dovrebbero chiedere al loro collega Sciapichetti com’è la situazione nelle zone terremotate. Sicuramente Sciapichetti direbbe loro che è un disastro, che la gente sta vivendo, anzi, sopravvivendo tra mille disagi, che quelli che se ne sono andati, quelli che sono stati deportati, non torneranno perché stanno mettendo radici altrove. Investire in turismo ora, in questa situazione, è illogico. Ora occorre investire per accelerare la fine della fase di emergenza che, invece, sembra rallentare sempre più.

Luca Craia