venerdì 25 agosto 2017

Terremoto tutto bene.




Coperte le macerie di Amatrice con due paratie di compensato marino, ammirata la passarella dei vari presidenti, vicepresidenti, coordinatori, responsabili e leccapiedi vari, possiamo affermare senza tema di smentita che va tutto bene sul fronte del terremoto. Va bene, perché lo ha detto Errani, con le valige in mano: ha detto che ci sono i soldi, che ci sono le ordinanze, che c’è la normativa, quindi va tutto bene. Lo hanno detto i telegiornali che ci hanno fatto vedere quanto sono belle le casette di legno pagate quanto un appartamento di medie dimensioni. Lo hanno detto i Sindaci che non hanno ascoltato la richiesta dei propri cittadini di non consentire lo show dei politici ma hanno approfittato per prendere parte loro stessi allo spettacolo. Splendido Pirozzi, dichiara di essersi molto arrabbiato perché una televisione straniera faceva le riprese alle macerie ma non si è arrabbiato per lo spettacolo dei baroni della politica. Mi è sembrato Berlusconi che ce l’aveva con chi faceva fiction sulla mafia e sputtanava l’Italia. Il concetto è quello.
Il silenzio: quello doloroso di chi ha perso tutto, quello dei parenti e degli amici delle vittime, quello di solidarietà di chi ha accolto l’appello della Croce Rossa a far tacere i social per un giorno, quello dei comitati che hanno deciso di non inscenare nessuna azione di protesta. Un silenzio rispettabile e comprensibile, ma anche un’occasione persa. Perché c’erano le telecamere di tutto il mondo, ieri, ad Amatrice e dintorni e si poteva tentare. Non c’è bisogno di tirare pietre e urlare per protestare, si può protestare anche solo con la presenza, un cartello, l’espressione di un volto.
Così ieri abbiamo sentito solo la voce di chi ci vuole far credere che va tutto bene. Il guaio è che la gente ci crede davvero. Del resto sono i telegiornali la fonte di informazione primaria per la maggior parte degli Italiani. E i telegiornali hanno fatto vedere il volto compassionevole di Laura Boldrini e quello sicuro e risoluto di Errani. Hanno sapientemente scucito e ricucito le parole del Vescovo di Rieti e gestito le inquadrature con la competenza del mestiere antico. E il 24 agosto è scorso via, così, il silenzio, tra qualche applauso, i flash, le telecamere e i microfoni, qualche lacrima finta e il dolore vero, mai sopito, acuito dallo stallo e da quelle macerie ferme nello stesso posto di un anno fa, incancrenito da un anno di nulla. Insomma, tutto bene.

Luca Craia