sabato 19 agosto 2017

Il grande massacro del terremoto. La desertificazione può partire.



Danni da terremoto. Tanti danni: case crollate, morti, feriti, imprese chiuse, città distrutte. Il terremoto non ha cessato un minuto di fare danni, da quel 24 agosto 2016 che ci accingiamo a ricordare. E non mi riferisco alla terra che continua a tremare, mi riferisco al terremoto umano causato da chi doveva gestire l’emergenza e, invece, ha approfittato dell’occasione, credo in malafede, per sbriciolare e disintegrare l’intera società delle aree colpite. In un anno si è lasciato tutto come stava, facendo finta di agire, creando invece ogni sorta di impedimento a qualsiasi iniziativa che potesse dare il via alla vera gestione dell’emergenza. In un anno non si è fatto niente, ma davvero niente, per risolvere i problemi. Al contrario, si è fatto tantissimo per causarne di nuovi e, soprattutto, per distruggere un mondo. A un anno di distanza bisogna ammetterlo: si è fatto un ottimo lavoro e quel mondo è distrutto.
I paesi delle Marche colpiti dal terremoto non ci sono più. Possiamo far finta che ci siano ma la realtà, amarissima, è che sono rimasti i fantasmi dei paesi, con qualche spirito che vaga convinto di poter mantenere la vita per quelle vie e quelle strade, ma la vita non c’è più, l’hanno portata via. L’hanno portata via scientemente lavorando sulla disgregazione sociale: hanno deportato in massa gli abitanti, hanno reso la vita impossibile agli irriducibili che hanno deciso di restare, hanno fatto finta di intervenire sulla socialità senza fare nulla se non continuare a disgregare. E ora vediamo una società polverizzata, in cui la reazione sta svanendo, dispersa tra i rivoli delle fazioni, delle rivalità, dei piccoli ignobili satrapi locali che fomentano piccole porzioni cercando di crearsi un futuro politico. Vediamo cittadini contro altri cittadini, la solidarietà calpestata in nome di una fedeltà al potentuccio locale che avrà promesso o minacciato.
No,  non credo che ci sia speranza. Gli ultimi accadimenti mi hanno convinto del fatto che non ci sia più nulla da fare. Perché quando gli stessi cittadini di un paesino di poche anime si mettono gli uni contro gli altri anziché solidarizzare con chi ha le difficoltà più grandi, e quelli che non sono d’accordo tacciono per paura, timore, reverenza, non c’è più speranza. E questo sta accadendo ovunque.
Hanno distrutto la società, ecco da dove parte la desertificazione. Non ci sono più le comunità, e non solo perché non ci sono più le case, ma perché hanno saputo agire nell’allontanare la gente dalla gente. Sono stati bravissimi, hanno persino mandato gente che fingeva di lavorare per i terremotati ma tesseva trame e metteva gli uni contro gli altri fin dal primo giorno. Dopo un anno va detto: missione compiuta.
E non è solo colpa, o merito, di Errani che se ne va per tentare, forse, una carriera politica che certamente potrà premiarlo. La colpa è di tutti, dei rappresentanti dello Stato nella loro interezza, anche e soprattutto di quelli al livello più basso, quelli che dovevano tutelare i cittadini e non lo hanno fatto. Sono convinto che ci aspetta il deserto, e ora chi lo deve installare sui nostri monti avrà gioco facile, perché non c’è più alcuna opposizione o, meglio, quella che c’è è rimasta disarmata perché non ha più la gente.
Sono stati bravi, bisogna ammetterlo. C’è speranza? Non credo. Ma credo che occorra continuare a provare. Se c’è rimasto solo un uomo convinto di volere far tornare la vita sulle montagne terremotate, non deve smettere di lottare. Io, nel mio piccolo, piccolissimo ruolo, posso solo essere al suo fianco. Ma sono scoraggiato e lo riconosco. E questa debolezza non va bene.

Luca Craia