mercoledì 30 agosto 2017

I paraocchi ideologici non risolvono i problemi. Sandra Amurri e i peccati degli Italiani.



La posizione di chi ragiona ancora con i vecchi schemi di sinistra è bloccata, non è possibile spostarla di un millimetro. Non vacilla, non ha dubbi: la ragione sta dalla loro parte e non si discute. Seguo con un certo interesse e non senza punte di irritazione le ultime prese di posizione della giornalista Sandra Amurri sul tema dell’immigrazione e dell’illegalità legata agli stranieri. La stessa Amurri che dimostrò grande obiettività, l’anno scorso, trattando con grande imparzialità, nonostante la sua cultura di sinistra, i fatti dell’omicidio a sfondo razzista di Fermo, oggi ha come un sussulto ideologico oltranzista e si pone in difesa dello straniero sempre e comunque. Parlo della Amurri, persona che comunque reputo di grande intelligenza e valore professionale come giornalista, perché è emblematico dell’atteggiamento di chi, a sinistra, piuttosto che vedere la realtà e porsi delle domande, arriva sul tavolo con le risposte già confezionate.
Uno degli ultimi post della giornalista de Il Fatto Quotidiano dice: “uno stupratore non ha nazionalità: è uno stupratore”. Ovviamente si riferisce ai fatti di Rimini, in cui quattro immigrati hanno stuprato una ragazza polacca. Ha ragione la Amurri, ma omette un dato che, comunque, dobbiamo analizzare: i quattro stupratori sono stranieri e appartengono a una cultura islamica. Ha importanza? Forse sì, forse no, ma è un dato che dobbiamo avere in mente perché, nel caso avesse importanza, lo dobbiamo sapere.
Il punto è questo: la sinistra, o parte della sinistra, non vuole sapere. Non viene assalita dal dubbio che ci sia qualche tipo di problema culturale dietro i tanti fatti di cronaca nera e, soprattutto, dietro ai tanti episodi di violenza sulle donne da parte di immigrati di cultura islamica. Il dubbio è legittimo, visto che le società islamiche sono notoriamente molto indietro per quanto riguarda l’emancipazione femminile e il rispetto stesso nei confronti della donna. Eppure è un dubbio che non viene contemplato, anzi, combattuto, partendo dal presupposto che non si debba fare distinzioni tra etnie e culture.
Ovviamente, da un punto di principio, sarebbe anche corretto. Ma con i principi non si risolvono i problemi, i problemi si risolvono con la consapevolezza. E la consapevolezza viene col dubbio, col mettere in discussione la realtà, con l’analisi che ne segue. Io non so se abbiamo un problema culturale con l’islam, lo posso supporre ma non ne ho la certezza. Così come non dovrebbe averla quella parte di sinistra che invece arriva ad asserire che gli Italiani sono peggiori. È come dire che non si possono avere pregiudizi sugli stranieri ma sugli Italiani sì.
L’esempio è un commento della stessa Amurri che scrive, poco sotto il suo post, rispondendo a un utente Facebook che, comunque, affermava come fosse importante anche conoscere etnia e cultura degli stupratori: “allora? esattamente come ce l’hanno i tanti padri italiani che stuprano le figlie o gli italiani che stuprano”. Somiglia alla vecchia interiezione di tanti destroidi che domandavano sempre e a sproposito: “e i marò?”.
A parte il fatto che, come Italiano e come padre, mi sento offeso da una tale affermazione che generalizza molto più di chi vuole capire se ci sia o non ci sia un pericolo negli stranieri islamici, rimane la rigidità del pensiero e la necessità di mortificare la propria cultura in difesa dell’altra che si vuole difendere. È la posizione dello struzzo, che non si pone il problema, lo ignora e infila la testa nella sabbia dei vizi italici che pure ci sono ma non vanno generalizzati, altrimenti il razzismo c’è ed è al contrario. 

Luca Craia