martedì 7 febbraio 2017

Carabiniere spara alle gomme e uccide il bandito per sbaglio Condannato. E poi vogliamo sicurezza.



Il 1 febbraio 2015 una pattuglia di Carabinieri di Ancona intercetta un’auto con a bordo dei malviventi autori di diversi furti. L’auto scappa e i militari esplodono alcuni colpi alle gomme per cercare di fermarla. Un colpo, per errore, raggiunge alla testa un bandito e lo uccide. Il Carabiniere, la notizia è di oggi, è stato condannato a un anno, con la pena sospesa, per omicidio colposo. Aggiungete che c’è una richiesta di danni da parte dei familiari della vittima, un albanese, per circa 2,5 milioni di Euro, tanto varrebbe un delinquente.
La morte di un uomo è sempre una brutta cosa. Ma un uomo che delinque professionalmente, sorpreso in flagranza, che scappa davanti alle forze dell’ordine, e che viene raggiunto da un proiettile per errore (errore riconosciuto dallo stesso giudice, Francesca Zagoreo), il rischio di rimanere ucciso lo aveva ponderato. Così come esiste il rischio che un Carabiniere, nello svolgimento della sua mansione di tutela dell’ordine pubblico, utilizzando l’arma che ha in dotazione certamente non per far bella mostra di sé, possa uccidere, non volendo, un malvivente che ha accettato il rischio di essere ucciso, appunto, facendo il delinquente e scappando di fronte al Carabiniere.
Ci sono un sacco di implicazioni morali su cui potremmo discutere per giorni, ma mi vorrei soffermare su una semplice considerazione: come possiamo contrastare la criminalità che, tra l’altro, è in piena ascesa, come possiamo aumentare la sicurezza dei cittadini se i nostri tutori dell’ordine non hanno nemmeno la possibilità di sparare alle gomme a un’auto in fuga piena di criminali? Come possiamo pensare che un Carabiniere, oggi, dopo questa sentenza, possa andare di pattuglia e lavorare serenamente sapendo che, se compie il suo dovere, rischia una condanna?
Credo ci sia un eccesso di garantismo nella nostra giurisprudenza. C’è un pastrocchio di leggi che il giudice può interpretare come crede. Così il GUP Francesca Zagoreo sembra aver interpreto la legge e la giurisprudenza a sfavore di chi rischia la vita per proteggere i cittadini e, facendolo, deve essere condannato come un criminale. E qualora a lasciarci le penne fosse un uomo in divisa, uno di quelli che sembrerebbe non possano neanche usare la pistola che hanno in dotazione, quanto varrebbe la loro vita? Più o meno dei 2,5 milioni di Euro che sembra valere quella del delinquente rimasto ucciso dal suo stesso delinquere?
                                      
Luca Craia