lunedì 30 gennaio 2017

La sicurezza nella testa delle istituzioni. Per le strade no.



Ci parlano di diminuzione dei reati, di misure di prevenzione efficaci, di sicurezza che cresce. Ma non è questo quello che vediamo, che percepiamo, che viviamo direttamente. Le nostre città, i nostri paesi, dove fino a poco tempo fa si lasciavano le chiavi sulla porta e le macchine aperte col portafoglio sul cruscotto, oggi sono diventate luoghi insicuri, persino stare in casa non è più tranquillizzante. Ci dicono che è una percezione, ma non è come il caldo d’estate e la differenza tra temperatura reale e percepita: qui la sicurezza manca ed è realtà.
Rapine, sparatorie, furti in casa e d’auto, taglieggiamenti, bullismo. La gente è inquieta, non è più tranquilla. E questo si ripercuote nel vivere quotidiano, nei nostri rapporti interpersonali, nella diffidenza che si fa sempre più marcata nei confronti degli stranieri, troppo spesso autori di gesti criminali. E la richiesta di sicurezza non viene ascoltata. I criminali vengono catturati dalle nostre forze dell’ordine ma tornano velocemente in libertà, a delinquere. E i rimedi sfiorano il ridicolo, come le telecamere che puoi guardare solo a crimine commesso.
Che questi rimedi siano inefficaci lo dicono i fatti, lo dice la curva del senso di insicurezza dei cittadini, una curva che cresce sempre di più e a ragione. E finchè chi ha responsabilità si trincererà dietro ad alibi fittizi e, per di più, costosi, la situazione è destinata solo a peggiorare.
                                      
Luca Craia