sabato 23 luglio 2016

C’è un lato positivo nei fatti di Fermo



Parlare di aspetti positivi in una faccenda brutta come quella dell’uccisione di Fermo pare un controsenso se non una provocazione, eppure io ce lo vedo. È per questo che torno momentaneamente a parlarne, nonostante avessi espresso il proposito di non farlo più, per poi tornare velocemente a tacere nel rispetto di tutte le vittime di questa triste storia, dal morto ai Fermani, vittime anche loro di accuse infamanti e immeritate.
Il lato positivo lo vedo nella caduta delle maschere, nel palesarsi di tutta l’ipocrisia, la spocchia, la cattiveria e l’odio che si celavano dietro la parvenza del buonista, dell’intellettuale radical, del finto progressista. La mia è una cultura di sinistra ma ho sempre sospettato, anche per esperienze dirette, che dietro l’atteggiamento tollerante di una larga parte dei sedicenti progressisti ci fosse un’altra forma di intolleranza. Quello che leggo e sento in giro in seguito alle cronache di Fermo toglie ogni dubbio.
L’intolleranza del finto tollerante che si manifesta è quella contro chiunque non sia d’accordo, contro chiunque sostenga tesi diverse da quella che si ritiene essere la verità intoccabile e indiscutibile. Sono stato addirittura minacciato di querela per aver espresso un’opinione in disaccordo con eminenti personaggi della cosiddetta sinistra radicale, sono stato insultato e poi bloccato dal loro profilo senza poter più replicare. Questo è il modo di discutere della sinistra, questo è il motivo per cui la sinistra è morta.
Ma c’è di più: abbiamo avuto la prova provata di quanto poco interessi a determinati personaggi del territorio e della gente che ci vive. Abbiamo visto trionfare l’opportunismo, dando in pasto ai media un’intera città infamata davanti al mondo intero, sacrificata in nome dell’interesse personale e politico. Abbiamo visto la sudditanza di certa stampa, l’impotenza della Curia davanti allo strapotere di chi dovrebbe invece obbedire, abbiamo assistito alla spasmodica ricerca di un palcoscenico e di un riflettore, e questo vale per tutte le parti in causa. Abbiamo visto generare odio, tensione sociale, danni sociali irreparabili solo per curare il proprio interesse o per sostenere ciecamente i propri principi. Abbiamo visto l’incapacità di ragionamento di certi intellettuali, la mancanza di obiettività, il rifiuto del confronto.
Insomma, il lato positivo è che abbiamo capito quanto sia infima la qualità della nostra classe dirigente. Lo sospettavamo, Ora lo sappiamo per certo.

Luca Craia