martedì 10 febbraio 2015

Come previsto si ghettizza il centro storico. Alla faccia del recupero.



Ancora una volta so che sarò accusato di razzismo ma tocca tornare a parlare dell’assegnazione degli alloggi popolari e dei danni ulteriori che questa causerà al già bistrattato centro storico. Lo faccio perché è di oggi la notizia che sono stati assegnati otto alloggi nell’ospedale vecchio e setti di essi, come ampliamente previsto, sono andati a famiglie straniere.
Ho ripetutamente parlato della questione spiegando che questo tipo di concentrazione di stranieri in aree determinate (leggi, in questo caso, centro storico) è totalmente contrario a ogni logica di integrazione ma, al contrario, determina una sorta di ghettizzazione degli stessi che danneggia i loro interessi e va ad inficiare qualsiasi sforzo si sia compiuto, si compia o si voglia compiere per rivalutare aree degradate.
Immaginate il valore immobiliare di una zona densamente popolata da stranieri. Immaginate la valorizzazione sociale di una zona che diventa un quartiere estero in un paese italiano. Immaginate quanta efficacia, in questo contesto, possano avere le pur debolissime iniziative fin qui attuate dall’assessore al centro storico Beverati.
Sollevai la questione durante l’amministrazione Gismondi e nell’aprile del 2012 promossi una petizione (con 180 firme), inviata a Comune e Prefetto di Fermo, Mi fu risposto dall’allora assessore Venanzi che si stavano stilando dei criteri di assegnazione che potessero tamponare il problema. Evidentemente Venanzi non disse il vero o questi criteri sono rimasti lettera morta. Si parlava di assegnazione alle forze dell’ordine, a rappresentanti dell’esercito, si parlò addirittura di cambio di destinazione d’uso degli immobili. Oggi, invece, vediamo che, quanto paventato, si sta verificando.
Ora, se qualcuno vuole parlare di razzismo lo faccia pure. Rimane indiscutibile che la questione degli alloggi popolare, così come concepita e portata avanti, danneggerà in maniera sostanziale e, forse, irrimediabile, il centro storico di Montegranaro.


Luca Craia